Dai diamanti non nasce niente....

Che dire! l’anno scorso è stato davvero un successo. Per fare alcuni nu­meri: circa 30 attori in scena, 10 stazioni e un pubblico numerosissimo. Quest’anno replichiamo nella splendida cornice di Cremolino con vec­chie e nuove scene, musici eccezionali e la stessa follia di sempre.
Il tutto è nato per caso, per un consiglio dato da un mio ex professore , il quale, al termine di una serata a teatro, mi ha accennato la proposta di fare uno spettacolo itinerante con le canzoni di Fabrizio. Inizialmente le scene avrebbero dovuto prendere vita a partire dalle canzoni scritte da Faber per i “New Trolls” , successivamente ho preferito scegliere quelle che piu o meno tutti conoscono a causa della mia scellerata passione per quei testi meravigliosi e sempre attuali.
“Dai diamanti non nasce niente” potrei definirlo come “parto gemellare” poiché ha fatto nascere tre cose importanti: lo spettacolo in sé, la mia entrata all’interno della compagnia “abretti”e la nascita di una forte ami­cizia quasi familiare con tutti gli attori e i tecnici.
Sono partito dal nulla, da una proposta, da qualche bozza su carta e da un primo incontro in un bar con il regista e amico Guido Ravera . E’ iniziato così, con zero euro in tasca e un mare di cose da fare, ma con una voglia infinita di arrivare infondo. A distanza di un anno, con un altro spetta­colo alle spalle, ci ritroviamo a ricominciare tutto da capo, dal punto di partenza e, tralasciando le preoccupazioni, la cosa mi emoziona come se fosse sempre la prima volta.

I.Bertolini , Ideatore testi e Ottico

Regia

Guido Ravera

Interpreti

Geordie
Alberto Ravera

La graziosa (via del campo)
Alessandro Ottria

il giocoliere (il matto)
Alessio Minetto

L’illuso (via del campo)
Carlo Campostrini

La bambina (via del campo)
Chiara Arossa

Il matto
Emilia Nervi

Princesa
Christian Subbrero

Il domatore (il gorilla)
Fabrizio Majan

Il gorilla
Fabrizio Merlo

Bombarolo (processo)
Gianluigi Repetto

Il fannullone
GiannaToffoli

L’ottico
Ian Bertolini

Chiaroveggente
Magda Gasparini

La puttana (via del campo)
Mariateresa Rossi

Bocca di rosa (il processo)
Francesca Ragno

Flauto traverso (Geordie)
Marta Canobbio

Il suicida
Paolo Bello

Il pastore (il processo)
Piero Carosio

Il giudice (il processo)
Renzo Incaminato

Organista
Lorella Grillo

Musico
Stefano Priarone

Jenny (il suonatore Jones)
Barbara Vignolo

Con la partecipazione del gruppo
“arte a parte” che canta De Andrè

Guide

Lorenzo Pestarino, Marta Priano, Riccardo Spotorno, Sandro Rasore, Camilla Baretto, Davide Ferrando, Veronica Lerma, Serena Porta, Barbara Ferrando, Riccardo Bavazzano, Elvio Salmi

Tecnici

Tecnici
Federico Mazzarello
Leonardo Pestarino
Marco Ghiaroni

Trucco e parrucco:
Lorna Repetto (Alchimia)

Fotografie:
Alice Scimeni

Testi:
Ian Bertolini

Scenografia:
Alessandro Scotto
Isacco Anfosso

Trucco e parrucco:
Alice Scimemi
Irma Scimemi

Progetto grafico:
Alessandro Scotto

Più notizie

Guido Ravera

La “convivenza” culturale con Fabrizio de Andrè per noi che viviamo nell’entroterra di Genova, diciamo che esiste da sempre, ma, chissà per­ché non avevamo mai pensato ad uno spettacolo sui suoi testi. Anche in questo caso devo dire che la convinzione di farlo c’era e non c’era. Ma è bastato solo accennare in giro alla cosa ed è stato come … una corsa alle adesioni. A distanza di un anno, eccoci qua a provare nuovamente “il matto”, “il fannullone” e tutto il resto

Guido Ravera, regista

Spettacolo itinerante dedicato a Don Andrea Gallo

Caro Don,
di solito nelle lettere si inizia chiedendo al destinatario come sta, io non te lo chiedo perché sono sicuro che stai meglio di noi.
Ogni tanto alzo gli occhi al cielo e ti sento sai, si si, sento te e Faber che strimpellate le canzoni di sempre, frutto di una grande poesia e dei bei tempi passati.
Caro don,
io te ci siamo frequentati poco: mi hai visto due o tre volte quando ero piccolo, li in chiamata, in quel crogiuolo di lavoratori, di merci, storie e culture, in mezzo agli ultimi, agli stanchi, in quella miniera di affamati, dove derivano le mie radici.
Ci siamo visti li vicino al mare, dove l’odore di salsedine si fa forte mischiato al fumo delle navi in partenza.
Ci siamo rincontrati un anno fa, lontani da Genova, ma vicini col cuore. Presi entrambi dalla voglia di vivere, come dimostra quella frase scritta per me sul tuo ultimo libro: “ sei giovane? allora insegnaci ad amare la vita”.
Che dire, la vita è un dono meraviglioso e tu ce l’hai insegnata anche con la morte.
Ho capito che non te ne sei andato, ma hai trasferito il tuo studio in un luogo più luminoso, ma tutti ci accorgiamo della tua continua presenza.
Hai visto che hai combinato in due mesi da lassù? Ti ho incontrato nelle parole del Papa sai, chi ti conosceva l’ha capito che stai soffiando per fare entrare un po’ di fede nella tua amata Chiesa.
E non solo, i recenti fatti politici , forse , dimostrano che sei il ponte tra l’amore sacro e l’amore profano.
Ma adesso basta con i ricordi e i discorsi fatti. Hai visto , Andrea, iniziano già a raccontarne di tutti i colori su di te, non ne sei contento? Guardali, tutti pronti ad aggiungere pezzi al telefono senza fili che racconta la tua storia!
Guarda, però, quanta gente questa sera, pronta a ricordarti e stringerti la mano.
Si , Andrea, abbiamo deciso che questa serata sarà per te, te che ci avevi detto “belin, la prossima volta sarò presente!” e sei stato di parola. Eccoti , in tutta questa gente che stasera ha deciso di passare la serata con noi. Eccoti nel cappello e nella sciarpa che abbiamo messo in ogni postazione. Eccoti nell’avvocato, nel portuale, nel bambino, nello zingaro e nel drogato, ma eccoti anche in Bocca di Rosa, in Jones , in Princesa e in tutti gli altri.
Adesso ti saluto perché lo spettacolo deve iniziare! Speriamo di non annoiarti troppo. E ricordiamo a questa gente che “Sempre, con coraggio, continuiamo ad essere “trafficanti di sogni”.
Grazie don , per averci insegnato ad essere più umani.

Ian Bertolini